giovedì 19 settembre 2013
XX Settembre per tutti e per sempre, istituire un Comitato per il 150° alle porte
Ravennanotizie.it - Fusignani (PRI): XX Settembre per tutti e per sempre, istituire un Comitato per il 150° alle porte: XX Settembre per tutti e per sempre, istituire un Comitato per il 150° alle porte
domenica 23 settembre 2012
mercoledì 19 settembre 2012
Catholicash Day - Anniversario della Breccia di Porta Pia
Catholicash Day - Anniversario della Breccia di Porta Pia
Verona, corso Sant'Anastasia
CATHOLICA$H DAY
Sabato 22 settembre,
in occasione del 142° anniversario della Breccia di Porta Pia, Radicali Verona, Vaticano Paga Tu, Arcigay Pianeta Urano, UAAR, Associazione Sordomuti Provolo, Panganoti Cimbri scenderanno in piazza per denunciare le ingerenze e lo strapotere politico-economico del Vaticano, nonché l’omertà e l’impunità nei casi di pedofilia clericale.
MARCIA ANTICLERICALE
Ritrovo: ore 16:00 fronte chiesa Santa Anastasia
Arrivo e comizio: Piazza Bra, fronte Palazzo Barbieri
Durante la manifestazione sarà possibile firmare l’appello indirizzato al Governo per il dimezzamento dell’8X1000.
RIAFFERMIAMO LA LAICITÀ DELLO STATO E DELLE ISTITUZIONI, RIAFFERMA LA TUA LIBERTÀ!
Iscrivendoti (con quota sostenitore) all’Associazione Radicali Verona riceverai in omaggio la t-shirt dell’evento, disponibile nella versione Bandit Pope e CatholiCa$h.
Per info: radicalivr@gmail.com
www.radicaliverona.org
martedì 20 settembre 2011
domenica 18 settembre 2011
domenica 26 settembre 2010
«Stiamo svendendo tutto, anche l'orgoglio delle differenze»
Liberazione 21.9.10
Intervista a Giulio Giorello, filosofo della scienza
«Stiamo svendendo tutto, anche l'orgoglio delle differenze»
di Paolo Persichetti
All'insegna di una «ritrovata concordia tra la comunità civile e quella ecclesiastica», si è svolta ieri a Roma la celebrazione del 140° anniversario della breccia di Porta Pia. Presente alla cerimonia insieme al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che nel suo intervento dai toni distensivi ha riconosciuto «l'indiscussa verità di Roma capitale d'Italia». Circostanza non del tutto nuova per un primo segretario della curia. Già nel centenario del 1970 presenziò l'allora cardinale vicario, Angelo Dell'Acqua, che definì «la caduta del potere temporale un segno benevolo della divina provvidenza per la Chiesa». Tutto si è svolto secondo programma, fatta eccezione per una piccola contestazione organizzata dal Partito radicale e subito sedata dalla Digos. L'obiettivo, secondo i voleri del Quirinale, era quello di arrivare ad una "celebrazione condivisa", senza scossoni e polemiche. Non è stato facile. Ci sono voluti dieci mesi di laboriose trattative con l'amministrazione capitolina perché si arrivasse al placet finale. Il Vaticano ha posto proprie condizioni, preteso eventi senza venature anticlericali e polemici riferimenti al passato e al presente. L'evento, tappa importante delle celebrazioni per i prossimi 150 anni dell'unità d'Italia, ha posto non pochi paradossi. Un sindaco d'origine fascista che celebra con enfasi (nel momento in cui passa la legge per "Roma Capitale") una festività introdotta nel lontano 1895 e soppressa da Mussolini nel 1929, in occasione dei Patti lateranensi. Ed ancora, in un cerimoniale che ha mandato in frantumi ogni residua forma simbolica di laicità dello Stato, proprio nel giorno in cui le pubbliche autorità ne celebrano il compimento, il Vaticano fa da argine al legittimismo papalino più retrivo ponendo un veto alla presenza di uno storico, indicato da Alemanno, considerato troppo di destra. «Siamo un Paese senza orgoglio delle nostre battaglie», ci spiega da Lisbona il professor Giulio Giorello.
Mettere la museruola alla storia e addormentarla col cloroformio, è questo che si intende per memoria condivisa?
Mi domando cosa faranno alla prossima commemorazione della Resistenza.
Già visto. L'ultimo 25 aprile a Roma hanno invitato a parlare la Polverini. Poi l'Anpi per coprirsi a sinistra ha attaccato la manifestazione di Casa Pound.
Questa memoria condivisa mi ricorda il monumento fatto fare dal dittatore Franco ai caduti della guerra civile spagnola. Messi tutti insieme, senza distinguere le parti. Negli Stati uniti quando si celebra la guerra civile non vengono messi sullo stesso piano gli abolizionisti e gli schiavisti del Sud.
C'è chi ha definito la cerimonia di ieri, una «breccia al contrario».
A me sembra un muro di cemento messo al posto della breccia. Siamo un Paese che sta svendendo tutto, anche l'orgoglio delle differenze. Provo per questo un senso di grande amarezza.
Quale può essere una narrazione aggiornata della vicenda risorgimentale?
Ad esempio, sarebbe il caso di ricordare che i protestanti hanno avuto un ruolo tutt'altro che marginale nella rinascita della coscienza nazionale italiana. C'è stato un ruolo determinante della componente protestante. Si pensi allo stesso Giuseppe Mazzini. Sarebbe fondamentale rileggere il lavoro di Giorgio Spini, uno dei nostri migliori storici. Non c'è solo il cristianesimo «cucinato in salsa romana», come diceva Giordano Bruno. Un franco e reale riconoscimento delle differenze e non annacquare tutto in una memoria condivisa, mantenere le differenze gioverebbe anche ai cattolici che hanno un serio impegno di fede. La fede e la grazia del signore sono una cosa, le gerarchie un'altra.
Nel suo ultimo libro, "Senza Dio. Del buon uso dell'ateismo" (Longanesi), si definisce Ateo protestante. Che senso ha oggi il Risorgimento?
In questi giorni ho visto la fotografia della regina Elisabetta e del Papa che si sono incontrati. Erano l'immagine di due resti. La monarchia dentro la chiesa e la monarchia dentro lo Stato. Il mio ateismo protestante è un invito ad essere repubblicano, un cristianesimo senza monarca, uno Stato senza monarca. Mi definisco Ateo repubblicano, protestante. Porfirio Diaz diceva, «Povero Messico così lontano da dio, così vicino agli Stati uniti». Allo stesso modo possiamo dire, povera Italia così lontana da Dio e con il Vaticano dentro casa.
Questa storia condivisa dimentica massacri e misfatti anche dell'esercito piemontese.
Ci vuole il coraggio che hanno gli storici degli Stati uniti. Raccontare questi momenti di guerra civile con un grande respiro come Herman Melville per il Nord e William Faulkner per il Sud. Noi abbiamo avuto alcuni grandi come Verga, a proposito della novella "La libertà". Scavare nella nostra coscienza collettiva, esaminare con franchezza fuori dall'agiografia non nascondere le cose ma il contrario.
Intervista a Giulio Giorello, filosofo della scienza
«Stiamo svendendo tutto, anche l'orgoglio delle differenze»
di Paolo Persichetti
All'insegna di una «ritrovata concordia tra la comunità civile e quella ecclesiastica», si è svolta ieri a Roma la celebrazione del 140° anniversario della breccia di Porta Pia. Presente alla cerimonia insieme al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che nel suo intervento dai toni distensivi ha riconosciuto «l'indiscussa verità di Roma capitale d'Italia». Circostanza non del tutto nuova per un primo segretario della curia. Già nel centenario del 1970 presenziò l'allora cardinale vicario, Angelo Dell'Acqua, che definì «la caduta del potere temporale un segno benevolo della divina provvidenza per la Chiesa». Tutto si è svolto secondo programma, fatta eccezione per una piccola contestazione organizzata dal Partito radicale e subito sedata dalla Digos. L'obiettivo, secondo i voleri del Quirinale, era quello di arrivare ad una "celebrazione condivisa", senza scossoni e polemiche. Non è stato facile. Ci sono voluti dieci mesi di laboriose trattative con l'amministrazione capitolina perché si arrivasse al placet finale. Il Vaticano ha posto proprie condizioni, preteso eventi senza venature anticlericali e polemici riferimenti al passato e al presente. L'evento, tappa importante delle celebrazioni per i prossimi 150 anni dell'unità d'Italia, ha posto non pochi paradossi. Un sindaco d'origine fascista che celebra con enfasi (nel momento in cui passa la legge per "Roma Capitale") una festività introdotta nel lontano 1895 e soppressa da Mussolini nel 1929, in occasione dei Patti lateranensi. Ed ancora, in un cerimoniale che ha mandato in frantumi ogni residua forma simbolica di laicità dello Stato, proprio nel giorno in cui le pubbliche autorità ne celebrano il compimento, il Vaticano fa da argine al legittimismo papalino più retrivo ponendo un veto alla presenza di uno storico, indicato da Alemanno, considerato troppo di destra. «Siamo un Paese senza orgoglio delle nostre battaglie», ci spiega da Lisbona il professor Giulio Giorello.
Mettere la museruola alla storia e addormentarla col cloroformio, è questo che si intende per memoria condivisa?
Mi domando cosa faranno alla prossima commemorazione della Resistenza.
Già visto. L'ultimo 25 aprile a Roma hanno invitato a parlare la Polverini. Poi l'Anpi per coprirsi a sinistra ha attaccato la manifestazione di Casa Pound.
Questa memoria condivisa mi ricorda il monumento fatto fare dal dittatore Franco ai caduti della guerra civile spagnola. Messi tutti insieme, senza distinguere le parti. Negli Stati uniti quando si celebra la guerra civile non vengono messi sullo stesso piano gli abolizionisti e gli schiavisti del Sud.
C'è chi ha definito la cerimonia di ieri, una «breccia al contrario».
A me sembra un muro di cemento messo al posto della breccia. Siamo un Paese che sta svendendo tutto, anche l'orgoglio delle differenze. Provo per questo un senso di grande amarezza.
Quale può essere una narrazione aggiornata della vicenda risorgimentale?
Ad esempio, sarebbe il caso di ricordare che i protestanti hanno avuto un ruolo tutt'altro che marginale nella rinascita della coscienza nazionale italiana. C'è stato un ruolo determinante della componente protestante. Si pensi allo stesso Giuseppe Mazzini. Sarebbe fondamentale rileggere il lavoro di Giorgio Spini, uno dei nostri migliori storici. Non c'è solo il cristianesimo «cucinato in salsa romana», come diceva Giordano Bruno. Un franco e reale riconoscimento delle differenze e non annacquare tutto in una memoria condivisa, mantenere le differenze gioverebbe anche ai cattolici che hanno un serio impegno di fede. La fede e la grazia del signore sono una cosa, le gerarchie un'altra.
Nel suo ultimo libro, "Senza Dio. Del buon uso dell'ateismo" (Longanesi), si definisce Ateo protestante. Che senso ha oggi il Risorgimento?
In questi giorni ho visto la fotografia della regina Elisabetta e del Papa che si sono incontrati. Erano l'immagine di due resti. La monarchia dentro la chiesa e la monarchia dentro lo Stato. Il mio ateismo protestante è un invito ad essere repubblicano, un cristianesimo senza monarca, uno Stato senza monarca. Mi definisco Ateo repubblicano, protestante. Porfirio Diaz diceva, «Povero Messico così lontano da dio, così vicino agli Stati uniti». Allo stesso modo possiamo dire, povera Italia così lontana da Dio e con il Vaticano dentro casa.
Questa storia condivisa dimentica massacri e misfatti anche dell'esercito piemontese.
Ci vuole il coraggio che hanno gli storici degli Stati uniti. Raccontare questi momenti di guerra civile con un grande respiro come Herman Melville per il Nord e William Faulkner per il Sud. Noi abbiamo avuto alcuni grandi come Verga, a proposito della novella "La libertà". Scavare nella nostra coscienza collettiva, esaminare con franchezza fuori dall'agiografia non nascondere le cose ma il contrario.
mercoledì 22 settembre 2010
Da Porta Pia ai ...
l’Unità 21.9.10
Da Porta Pia ai nuovi banchieri di Dio
Le vie dello Ior sono infinite
di Nicola Tranfaglia
(...)
Tutto questo avviene dopo la grottesca cerimonia di domenica per i 140 anni della breccia di Porta Pia che ha visto protagonista il cardinal Bertone, segretario di Stato vaticano e grande amico del presidente dello Ior Gotti Tedeschi. Una cerimonia grottesca perché, in nome di una ennesima riconciliazione tra lo Stato e la Chiesa, si è dimenticato il significato storico della conquista di Roma da parte dello Stato liberale per farne la capitale proprio in opposizione a quel potere temporale dei Papi che sembra proprio ora essere risorto nell’Italia governata da Silvio Berlusconi e dal suo populismo autoritario.
Da Porta Pia ai nuovi banchieri di Dio
Le vie dello Ior sono infinite
di Nicola Tranfaglia
(...)
Tutto questo avviene dopo la grottesca cerimonia di domenica per i 140 anni della breccia di Porta Pia che ha visto protagonista il cardinal Bertone, segretario di Stato vaticano e grande amico del presidente dello Ior Gotti Tedeschi. Una cerimonia grottesca perché, in nome di una ennesima riconciliazione tra lo Stato e la Chiesa, si è dimenticato il significato storico della conquista di Roma da parte dello Stato liberale per farne la capitale proprio in opposizione a quel potere temporale dei Papi che sembra proprio ora essere risorto nell’Italia governata da Silvio Berlusconi e dal suo populismo autoritario.
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