venerdì 18 settembre 2009

La laicità non è una bestemmia

La laicità non è una bestemmia

Left del 18 settembre 2009, pag. 72/73

Federico Tulli

“Ci dovrebbero pagare perché celebriamo il 20 settembre. E invece è una festa nazionale cancelata. Oramai a febbraio, a “Palazzo”, si festeggia il Concordato…”. L’indignazione di Maurizio Turco, deputato Radicale del Pd, è palpabile. L’associazione anticlericale.net, di cui è presidente, non ha ottenuto dalla questura di Roma il permesso per la "Marcia anticlericale", organizzata sabato 19 per celebrare i 139 anni dalla liberazione di Roma e contestuale fine del potere temporale dei papi. «Le motivazioni - spiega Turco a left - sono nel decreto Maroni sull’ordine pubblico. Varato in tutta fretta, dopo la famosa preghiera collettiva islamica di fronte al Duomo di Milano, per preservare le chiese da eventuali rischi... Ma sanno bene che il rischio della marcia è zero, per questofino all’ultimo speriamo in un ripensamento. Ciò non toglie che viviamo in uno Stato strano che ignora il principio di laicità posto alla radice della nostra Costituzione». E lo fa in maniera manifesta, con le concessioni al Vaticano che "controlla" ogni norma che dovrebbe tutelare il libero arbitrio, di fatto stroncandolo (fecondazione assistita e testamento biologico, per dire), oppure calpestando l’articolo 8 della Carta che sancisce pari dignità per qualsiasi credo. E in modo più latente, quando politici, media e opinione pubblica non rifiutano i diktat che giungono da oltretevere per sopprimere qualsiasi sussulto di sessualità umana. Ci sono voluti 20 anni per l’autorizzazione al commercio della pillola abortiva Ru486, mentre quella "del giorno dopo" viene ancora negata dai farmacisti "obiettori" i quali, mentendo, la definiscono un farmaco abortivo. Per non dire poi dell’inerzia di fronte all’ultimo attacco di papa Ratzinger contro qualsivoglia anticoncezionale sulla scia del suo predecessore. E i milioni di morti per Aids? Neppure questi risvegliano la "pancia" degli italiani. Tornando agli intrecci politici Stato-Vaticano, non c’è nemmeno il pudore di celarli con il 20 settembre alle porte. Ecco il passaggio di un’intervista al Corriere di lunedì 14 del ministro Gelmini: «Sugli insegnanti di religione sono assolutamente d’accordo con il Vaticano - dice il ministro della Repubblica -. A loro vanno garantite le stesse condizioni degli altri insegnanti, e credo che l’ora di religione debba avere pari dignità rispetto alle altre materie». «L’uscita della Gelmini non ha né capo né coda», osserva Turco. «È chiaro che a destra, lei come la Carfagna e Berlusconi, sono in una fase delicata della loro vita politica. Ma non possono utilizzare la propria eventuale fede andando al mercato delle anime per vendere una cosa che appartiene a tutti: la libertà di scelta, quindi anche, semmai, di credo religioso. Dopo di che con Prodi, il ministro Fioroni ha ripetuto più volte lo stesso concetto. È una classica intervista conformista nel conformismo del regime italiano. Io – conclude Turco - continuo a indignarmi del fatto che questo Paese anziché festeggiare la sua liberazione faccia finta che non ci sia mai stata. Oggi la laicità è una bestemmia e sarà così finché non arriverà una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo a obbligare l’Italia al rispetto della libertà di pensiero». Sempre sabato 19, a Roma, anche la Uaar ha in programma un meeting per celebrare la Breccia di Porta Pia, "Liberi di non credere" (info: www.uaar.it). Chiediamo al segretario Raffaele Carcano perché degli atei festeggiano il 20 settembre 1870. «Per noi è la "vera" festa dell’Unità d’Italia. Quel giorno non venne meno solo una religione di Stato ma fu abbattuto un regime teocratico. Molti ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero Stato. Un progetto poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan. Emblematico in questo senso Berlusconi che invita i giovani del Pdl a leggere Risorgimento da riscrivere, in cui Angela Pellicciari, collaboratrice di Radio Maria, sostiene che il Risorgimento è stato una guerra massonica, condotta contro la Chiesa cattolica. Bisognerebbe ricordare in ogni occasione che l’Unità d’Italia fu conseguita contro la Chiesa che per più di mille anni si è opposta all’unificazione. Penso che un presidente del Consiglio che si mette contro la tradizione risorgimentale sia veramente senza precedenti nella storia».

domenica 16 agosto 2009

La presa di Roma

La presa di Roma

Alli sedici agnedero all'armi
antiboini zanfritti e gendarmi
alli diciassette li papalini
evvero tutti li santi abbitini
alli diciotto che stava alle strette
diedero a tutti le sante crocette
alli diciannove li confessorno
e tutti quanti li comunicorno

A San Pietro e ar Vaticano
C'è Nino Bixio che fa er guardiano

Era il venti settembre der mese
suonava le cinque l'orologio francese
e se sentiva da Porta Pia
le cannonate che annaveno via
e se sentiva un bombardamento
che anche ar bon dio metteva spavento
bombardamento a grossa mitraglia
pare un campo de vera battaglia

A San Pietro...

Chi gridava Gesù e la madre pietosa
chi scappava all'Acqua Acetosa
dopo scappato chi ha destra e chi a manca
arzata fu la bandiera bianca
quanno che furno a Santa Agnese
allegri italiani che Roma l'è presa
quanno che entrorno a Porta Pia
li caccialepre scapporno via

A San Pietro e ar Vaticano
mo' c'è Cadorna che fa er guardiano

riportata in:
Settimelli Leoncarlo, Falavolti Laura
Canti satirici anticlericali
Roma, Savelli, 1976

domenica 9 novembre 2008

Venti settembre: una sconfitta vantaggiosa

Venti settembre: una sconfitta vantaggiosa

Il governo italiano rinuncia ad avanzare pretese sulle somme dell’obolo giacenti nell’Erario pontificio

La successione del governo italiano a quello della Santa Sede in seguito alla conquista militare della città di Roma presenta caratteristiche del tutto peculiari rispetto ad altri fatti analoghi. Infatti il governo italiano non sostituisce la Santa Sede in tutti i rapporti giuridici di cui essa è titolare, ma solo in una parte di essi, e precisamente in quelli relativi all’esercizio del potere politico sullo Stato conquistato. Per quanto riguarda invece l’esercizio del potere supremo negli affari della chiesa universale, il governo italiano proclama di voler rispettare la piena indipendenza della Santa Sede.
Il principio, chiaro teoricamente, porta a una serie di contestazioni quando si tratta di applicano nella pratica. Quali edifici in Roma erano di proprietà del papa in quanto capo dello stato e quali invece erano di sua proprietà in quanto capo della chiesa? Su quali istituzioni l’autorità della Santa Sede era esercitata in quanto autorità della chiesa e su quali invece in quanto autorità dello stato? Infine, quale parte dei mezzi finanziari rinvenuti dalle autorità italiane nelle pubbliche casse era da considerarsi appartenente all’amministrazione civile e quale invece riguardava l’amministrazione ecclesiastica? Specialmente quest’ultima questione non era di facile soluzione, qualora si consideri la promiscuità quasi sempre esistita nello Stato pontificio tra l’amministrazione civile e quella ecclesiastica, sia per quanto riguardava le spese che per quanto riguardava le entrate..


In particolare l’obolo di san Pietro offriva il destro a contestazioni per più motivi. Sostanzialmente si trattava di due questioni:
1) Il papa, ricevute dai fedeli le offerte per l’obolo, le versava all’erario dello stato pontificio. Perciò quando gli italiani subentrarono alla precedente autorità di governo, sorse il problema di stabilire se le somme dell’obolo contabilizzate nell’erario fossero da considerare già versate dal papa allo stato, oppure solo “depositate”, e quindi sempre in proprietà del papa, che le aveva ricevute innegabilmente come capo della chiesa. 2) Il governo italiano occupando Roma naturalmente assumeva su di sè il debito pubblico dello Stato pontificio. Tale debito era garantito però anche sull’obolo di san Pietro. Sorgeva dunque il problema se si dovesse continuare a usare le somme dell’obolo per pagare i titoli del debito pubblico.
Le questioni erano gravi, ma non potevano avere che una sola soluzione: dopo il 20 settembre l’obolo di san Pietro doveva considerarsi come entrata esclusivamente ecclesiastica, a piena disposizione del santo padre (…)


Carlo Procella, “Augusta miseria”, Aspetti delle finanze pontificie nell’età del capitalismo
Nuovo Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1982, pagne 155-156.

Porta Pia

Porta Pia. Cento anni dopo.
Disegno di Antonio Possenti.
"Il Mondo, 15 marzo 1970.
La breccia di porta Pia, compiuta dai bersaglieri di Lamarmora, tutti scomunicati il 20 settembre 1870, è stato per gli italiani il simbolo dell'abbattimento dello stato teocratico.

Programma

- Santità, che faremo della breccia di Porta Pia?
- L'useremo per fare uscire gli italiani.
"Il Becco giallo", 20 agosto-20 settembre 1930.
la vignetta veniva cos' commentata nel libro "Il concordato nella satira":
" Gli italiani dalle idee moderne, gli eredi del risorgimento. Oggi i posti-chiave della vita italiana sono occupati da uomini ligi alla dc e ai vescovi".
La frase sotto il titolo della vignetta recita:
" Alla celebrazione dela presa di Roma (intangibile) da parte delle truppe italiane, il governo fascita ha sostituito la celebrazione dei Patti Lateranesi che, in Roma, reustarano il potere temporale dei Papi".

XX Settembre 1929

GiustificaXX Settembre 1929
Pio XI. Quest'anno dalla breccia di Porta Pia entriamo noi!

"Il becco Giallo", 15-28 febbraio 1929. Comincia l'anti-risorgimento. La festa civile del XX settembre sarà infatti abolita e sostituita con quella dell'11 febbraio, anniversario dei patti lateranensi.

sabato 8 novembre 2008

Evoluzione


Evoluzione
dal giornale "Don Basilio", 13 febbraio 1949.
Evoluzione dal 1870 al 1948.